Commento alla Legge 4/2013

 

Il punto di vista dell’ANPO sullo

STATUS NORMATIVO

DELLA PROFESSIONE OSTEOPATICA IN ITALIA

Legge 14-01-2013 n.4

 

 

Introduzione

 

Con la Legge 14-01-2013 n.4 in attuazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’UE in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, vengono disciplinate le professioni non organizzate in ordini o collegi.

Il secondo comma dell’art. 1 chiarisce che cosa debba intendersi per professione NOOC (non organizzata in ordini e collegi) e precisamente individua la professione in quella volta “alla prestazione di servizi ed opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale o comunque con il concorso di questo”.

La individuazione concreta di tutte le professioni regolate dalla nuova legge avviene per esclusione, nel senso che vengono considerate tutelate le professioni, anche quelle sanitarie, le attività e i mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio le cui prestazioni di servizi ed opere non siano:

 

- riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 codice civile;

-disciplinate da specifiche normative.

 

 

 

Riferimenti normativi e spiegazione

Legge 14-01-2013 n.4, in vigore dal 10 febbraio 2013

Art. 1  Oggetto e definizioni

 1.  La presente legge, in attuazione dell'art. 117 della Costituzione, terzo comma, e nel rispetto dei principi dell'Unione Europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.

2.  Ai fini della presente legge, per «professione non organizzata in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

3.  Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l'espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L'inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo, di cui al Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice.

4.  L'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi, della responsabilità del professionista.

5.  La professione è esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente.

Accanto alle professioni ordinistiche, si sono sviluppate anche in Italia nel corso degli ultimi anni, numerose professioni senza il riconoscimento legislativo e che nella quasi totalità dei casi hanno creato autonome associazioni professionali di tipo privatistico.

Si tratta delle cosiddette professioni non regolamentate o non protette, diffuse in particolare nel settore dei servizi, ma anche in settori come arti, scienze, servizi alle imprese e cura alla persona. Come ad esempio gli amministratori di condomini, animatori, musicoterapeuti, bibliotecari, statistici, esperti in medicine integrate, pubblicitari, consulenti fiscali e tanti altri.

 

 

Le professioni sanitarie disciplinate da opposita legge.

 

 I cittadini che, avendo conseguito un titolo professionale dell’area sanitaria in Italia, intendono esercitare la propria professione in un altro Paese comunitario, devono inoltrare domanda all’Autorità estera competente del paese.

È possibile che le autorità estere richiedano la presentazione di un “attestato di conformità” rilasciato dal Ministero della salute italiano.

Coloro che abbiano conseguito all'estero un titolo professionale dell'area sanitaria, per esercitare la professione in Italia, devono ottenere dal Ministero della Salute il riconoscimento del titolo.
I titoli ammessi a riconoscimento sono quelli conseguiti da cittadini comunitari e non comunitari relativi alle seguenti professioni sanitarie e arti ausiliarie:

  1. Farmacista
  2. Medico chirurgo
  3. Odontoiatra
  4. Veterinario
  5. Assistente sanitario
  6. Dietista
  7. Educatore professionale
  8. Fisioterapista
  9. Igienista dentale
  10. Infermiere
  11. Infermiere pediatrico
  12. Logopedista
  13. Odontotecnico
  14. Ortottista-Assistente di oftalmologia
  15. Ostetrica/o
  16. Ottico
  17. Podologo
  18. Tecnico audiometrista
  19. Tecnico audioprotesista
  20. Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare
  21. Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
  22. Tecnico della riabilitazione psichiatrica
  23. Tecnico di neurofisiopatologia
  24. Tecnico ortopedico
  25. Tecnico sanitario di laboratorio biomedico
  26. Tecnico sanitario di radiologia medica
  27. Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva
  28. Terapista occupazionale

La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie è un organo di giurisdizione speciale, istituito presso il Ministero della Salute con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233.

In base a detto decreto e al regolamento di attuazione, approvato con d.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, la Commissione Centrale è preposta all'esame dei ricorsi presentati dai professionisti sanitari contro i provvedimenti dei rispettivi Ordini e Collegi professionali in determinate materie (tenuta degli albi professionali, irrogazione di sanzioni disciplinari), nonché sulla regolarità delle operazioni elettorali per il rinnovo degli organi direttivi; inoltre, esercita il potere disciplinare nei confronti dei propri membri professionisti e dei componenti i Comitati centrali delle Federazioni nazionali. Le decisioni della C.C.E.P.S. sono impugnabili davanti alla Suprema Corte di Cassazione.

            La Commissione è presieduta da un Consigliere di Stato ed è composta da membri designati dal Ministro della Salute, nonché da membri designati dalle Federazioni nazionali degli Ordini e Collegi delle professioni sanitarie; detti componenti vengono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e durano in carica quattro anni.

 

 

Da queste premesse, con specifico riferimento all’Osteopatia, va subito evidenziato che la professione può essere esercitata senz'altro secondo le disposizioni e le regole dettate dalla legge n. 4 del 2013, che in sintesi si possono enunciare nelle seguenti:

-indicare in ogni documento e rapporto scritto alla clientela la propria attività (se individuale o esercitata nel contesto di una società, associazione, cooperativa o di lavoro subordinato) e la disciplina di riferimento conforme agli estremi della legge;

-esercitare la professione in maniera libera, autonoma ed indipendente in quanto a giudizio intellettuale e tecnico;

-rispetto dei principi di buonafede, dell’affidamento del pubblico e della clientela;

-ampliare e specializzare l’offerta dei servizi (corsi di aggiornamento e specializzazione);

-rispondere della propria prestazione professionale (munirsi di polizza sulla responsabilità professionale) il cui inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori previste dal codice del consumo (D.L.vo 6-9-2005 n. 206);

-qualificazione professionale basata sulla conformità della medesima a norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI nella ipotesi di autoregolamentazione individuale;

-attestazione di regolare iscrizione ad una associazione professionale a tutela dei consumatori e a garanzia della trasparenza del mercato dei servizi professionali in alternativa alla autoregolamentazione volontaria.

 

Dal combinato disposto della legge n. 4 del 2013 e della legge sulle professioni sanitarie e delle professioni ausiliarie sanitarie, si evince che l’Osteopatia è una professione intellettuale della cura della persona o di medicina integrata e comunque una branca della medicina manuale non disciplinata in Italia da alcuna legge e non inquadrata in una professione ordinistica, sia che il titolo è stato conseguito all’estero in una struttura che prevede il titolo di osteopatia rientrare nell’area sanitaria sia in Italia attraverso un percorso di studi presso accademia o altro istituto parauniversitario:

 

A)-Se il titolo di osteopatia è stato conseguito all’estero in una struttura che lo Stato abilita a rilasciare il titolo nell’ambito dell’area sanitaria , con la legge n. 4 del 2013 il titolo professionale può essere speso in Italia come professione intellettuale  non disciplinata da specifica normativa italiana e ciò indipendentemente dal riconoscimento del titolo da parte del Ministero della salute, riconoscimento obbligatorio per i titoli conseguiti all’estero relativi alle seguenti professioni sanitarie ed arti ausiliarie richiamate a pagina 3.

 

B)- Se il titolo di osteopata è conseguito in Italia , dove non vi è alcun riconoscimento (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 17 comma 95 della L. 15 maggio 1997, n. 127, il Ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro della Sanità, individua con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsi formativi), la professione è ritenuta professione intellettuale di cura della persona o medicina integrata regolamentata dalla  nuova legge. 

L’essere o non una professione sanitaria, non ha incidenza sullo svolgimento della professione, ma ha rilevanza sotto l’aspetto organizzativo e sotto l’aspetto fiscale.

 Sotto l’aspetto organizzativo, in considerazione che la professione può essere esercitata sia in forma individuale che in forma associata, società, cooperativa o addirittura nella forma del lavoro dipendente,  la si può esercitare  con altri professionisti che svolgono una delle professioni sanitarie disciplinate da specifiche norme o come dipendente di una struttura sanitaria solo da chi oltre ad essere in possesso del titolo di osteopata è anche in possesso di uno dei titoli di professione sanitaria o arti ausiliari, altrimenti la si può esercitare solo al di fuori di strutture sanitarie; al limite  l’osteopata può  condividere  l’utilizzo  di uno studio, solo al fine di compartecipazione alle spese dell’immobile e della struttura, con altre figure professionali .

Sotto il profilo fiscale, la prestazione dell'osteopata quale attività intellettuale, è sottoposta ad IVA perché non è attività sanitaria.

Art. 2  Associazioni professionali

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Coloro che esercitano la professione di cui all'art. 1, comma 2, possono costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

2.  Gli statuti e le clausole associative delle associazioni professionali garantiscono la trasparenza delle attività e degli assetti associativi, la dialettica democratica tra gli associati, l'osservanza dei principi deontologici, nonché una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità dell'associazione.

3.  Le associazioni professionali promuovono, anche attraverso specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta ai sensi dell'art. 27-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, vigilano sulla condotta professionale degli associati e stabiliscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del medesimo codice.

4.  Le associazioni promuovono forme di garanzia a tutela dell'utente, tra cui l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti, ai sensi dell'art. 27-ter del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, nonché ottenere informazioni relative all'attività professionale in generale e agli standard qualitativi da esse richiesti agli iscritti.

5.  Alle associazioni sono vietati l'adozione e l'uso di denominazioni professionali relative a professioni organizzate in ordini o collegi.

6.  Ai professionisti di cui all'art. 1, comma 2, anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale.

7.  L'elenco delle associazioni professionali di cui al presente articolo e delle forme aggregative di cui all'art. 3 che dichiarano, con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti ivi previsti e di rispettare, per quanto applicabili, le prescrizioni di cui agli articoli 5, 6 e 7è pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico nel proprio sito internet, unitamente agli elementi concernenti le notizie comunicate al medesimo Ministero ai sensi dell'art. 4, comma 1, della presente legge.

Art. 3  Forme aggregative delle associazioni

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Le associazioni professionali di cui all'art. 2, mantenendo la propria autonomia, possono riunirsi in forme aggregative da esse costituite come associazioni di natura privatistica.

2.  Le forme aggregative rappresentano le associazioni aderenti e agiscono in piena indipendenza e imparzialità.

3.  Le forme aggregative hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali. Su mandato delle singole associazioni, esse possono controllare l'operato delle medesime associazioni, ai fini della verifica del rispetto e della congruità degli standard professionali e qualitativi dell'esercizio dell'attività e dei codici di condotta definiti dalle stesse associazioni.

Art. 4  Pubblicità delle associazioni professionali

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Le associazioni professionali di cui all'art. 2 e le forme aggregative delle associazioni di cui all'art. 3 pubblicano nel proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità. Nei casi in cui autorizzano i propri associati ad utilizzare il riferimento all'iscrizione all'associazione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi, anche ai sensi degli articoli 7 e 8 della presente legge, osservano anche le prescrizioni di cui all'art. 81 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.( si riporta qui di seguito l’articolo: Art. 81  Marchi ed attestati di qualità dei servizi

1.  I soggetti, pubblici o privati, che istituiscono marchi ed altri attestati di qualità relativi ai servizi o sono responsabili della loro attribuzione, rendono disponibili ai prestatori ed ai destinatari, tramite pubblicazione sul proprio sito internet, informazioni sul significato dei marchi e sui criteri di attribuzione dei marchi e degli altri attestati di qualità, dandone contemporaneamente notizia al Ministero dello sviluppo economico ed evidenziando se si tratta di certificazioni rilasciate sulla base del sistema di accreditamento di cui al Regolamento (CE) n. 765/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008.

1-bis.  Le violazioni delle disposizioni di cui al comma 1 sono valutate ai fini della individuazione di eventuali azioni ingannevoli o omissioni ingannevoli ai sensi degli articoli 21 e 22 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, recante il codice del consumo, anche ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 27 del medesimo codice. (66)(66) Comma aggiunto dall’ art. 19, comma 1, D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147.)

2.  Il rappresentante legale dell'associazione professionale o della forma aggregativa garantisce la correttezza delle informazioni fornite nel sito web.

3.  Le singole associazioni professionali possono promuovere la costituzione di comitati di indirizzo e sorveglianza sui criteri di valutazione e rilascio dei sistemi di qualificazione e competenza professionali. Ai suddetti comitati partecipano, previo accordo tra le parti, le associazioni dei lavoratori, degli imprenditori e dei consumatori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Tutti gli oneri per la costituzione e il funzionamento dei comitati sono posti a carico delle associazioni rappresentate nei comitati stessi.

Art. 5  Contenuti degli elementi informativi

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Le associazioni professionali assicurano, per le finalità e con le modalità di cui all'art. 4, comma 1, la piena conoscibilità dei seguenti elementi:

a)  atto costitutivo e statuto;

b)  precisa identificazione delle attività professionali cui l'associazione si riferisce;

c)  composizione degli organismi deliberativi e titolari delle cariche sociali;

d)  struttura organizzativa dell'associazione;

e)  requisiti per la partecipazione all'associazione, con particolare riferimento ai titoli di studio relativi alle attività professionali oggetto dell'associazione, all'obbligo degli appartenenti di procedere all'aggiornamento professionale costante e alla predisposizione di strumenti idonei ad accertare l'effettivo assolvimento di tale obbligo e all'indicazione della quota da versare per il conseguimento degli scopi statutari;

f)  assenza di scopo di lucro.

2.  Nei casi di cui all'art. 4, comma 1, secondo periodo, l'obbligo di garantire la conoscibilità è esteso ai seguenti elementi:

a)  il codice di condotta con la previsione di sanzioni graduate in relazione alle violazioni poste in essere e l'organo preposto all'adozione dei provvedimenti disciplinari dotato della necessaria autonomia;

b)  l'elenco degli iscritti, aggiornato annualmente;

c)  le sedi dell'associazione sul territorio nazionale, in almeno tre regioni;

d)  la presenza di una struttura tecnico-scientifica dedicata alla formazione permanente degli associati, in forma diretta o indiretta;

e)  l'eventuale possesso di un sistema certificato di qualità dell'associazione conforme alla norma UNI EN ISO 9001 per il settore di competenza;

f)  le garanzie attivate a tutela degli utenti, tra cui la presenza, i recapiti e le modalità di accesso allo sportello di cui all'art. 2, comma 4.

Art. 6  Autoregolamentazione volontaria

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  La presente legge promuove l'autoregolamentazione volontaria e la qualificazione dell'attività dei soggetti che esercitano le professioni di cui all'art. 1, anche indipendentemente dall'adesione degli stessi ad una delle associazioni di cui all'art. 2.

2.  La qualificazione della prestazione professionale si basa sulla conformità della medesima a norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI, di seguito denominate «normativa tecnica UNI», di cui alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998, e sulla base delle linee guida CEN 14 del 2010.

3.  I requisiti, le competenze, le modalità di esercizio dell'attività e le modalità di comunicazione verso l'utente individuate dalla normativa tecnica UNI costituiscono principi e criteri generali che disciplinano l'esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione.

4.  Il Ministero dello sviluppo economico promuove l'informazione nei confronti dei professionisti e degli utenti riguardo all'avvenuta adozione, da parte dei competenti organismi, di una norma tecnica UNI relativa alle attività professionali di cui all'art. 1.

 

Art. 7  Sistema di attestazione

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un'attestazione relativa:

a)  alla regolare iscrizione del professionista all'associazione;

b)  ai requisiti necessari alla partecipazione all'associazione stessa;

c)  agli standard qualitativi e di qualificazione professionale che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell'esercizio dell'attività professionale ai fini del mantenimento dell'iscrizione all'associazione;

d)  alle garanzie fornite dall'associazione all'utente, tra cui l'attivazione dello sportello di cui all'art. 2, comma 4;

e)  all'eventuale possesso della polizza assicurativa per la responsabilità professionale stipulata dal professionista;

f)  all'eventuale possesso da parte del professionista iscritto di una certificazione, rilasciata da un organismo accreditato, relativa alla conformità alla norma tecnica UNI.

2.  Le attestazioni di cui al comma 1 non rappresentano requisito necessario per l'esercizio dell'attività professionale.

Art. 8  Validità dell'attestazione

 In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  L'attestazione di cui all'art. 7, comma 1, ha validità pari al periodo per il quale il professionista risulta iscritto all'associazione professionale che la rilascia ed è rinnovata ad ogni rinnovo dell'iscrizione stessa per un corrispondente periodo. La scadenza dell'attestazione è specificata nell'attestazione stessa.

2.  Il professionista iscritto all'associazione professionale e che ne utilizza l'attestazione ha l'obbligo di informare l'utenza del proprio numero di iscrizione all'associazione.

Art. 9  Certificazione di conformità a norme tecniche UNI

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Le associazioni professionali di cui all'art. 2 e le forme aggregative di cui all'art. 3 collaborano all'elaborazione della normativa tecnica UNI relativa alle singole attività professionali, attraverso la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici o inviando all'ente di normazione i propri contributi nella fase dell'inchiesta pubblica, al fine di garantire la massima consensualità, democraticità e trasparenza. Le medesime associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità per i settori di competenza, nel rispetto dei requisiti di indipendenza, imparzialità e professionalità previsti per tali organismi dalla normativa vigente e garantiti dall'accreditamento di cui al comma 2.

2.  Gli organismi di certificazione accreditati dall'organismo unico nazionale di accreditamento ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008, possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione.

Art. 10  Vigilanza e sanzioni

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Il Ministero dello sviluppo economico svolge compiti di vigilanza sulla corretta attuazione delle disposizioni della presente legge.

2.  La pubblicazione di informazioni non veritiere nel sito web dell'associazione o il rilascio dell'attestazione di cui all'art. 7, comma 1, contenente informazioni non veritiere, sono sanzionabili ai sensi dell'art. 27 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

 

Art. 11  Clausola di neutralità finanziaria

  In vigore dal 10 febbraio 2013

1.  Dall'attuazione degli articoli 2, comma 7, 6, comma 4, e 10 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il Ministero dello sviluppo economico provvede agli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

 

Ultimo aggiornamento, 12/08/2017.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge 4/2013 quale strumento normativo per l'abilitazione alla professione

Egregio Direttore, con la Legge 14-01-2013 n.4 in attuazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’UE in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, vengono disciplinate le professioni non organizzate in ordini o collegi. Il secondo comma dell’art. 1 chiarisce che cosa debba intendersi per professione NOOC (non organizzata […]

di Giuseppe Forestieri, Presidente ANPO

Egregio Direttore,

con la Legge 14-01-2013 n.4 in attuazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’UE in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, vengono disciplinate le professioni non organizzate in ordini o collegi.

 

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